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La forza del simbolo
Dario Battaglio si “immerge” nella sua prima importante uscita pubblica con opere suggestive nella visualità ma difficili nella lettura, in evidente simbolismo, tra un panteismo cosmico a sfondo spiritualista (serie dei naviganti) ed un’armonia parallela alla natura liberata delle incertezze, delle frammentarietà, delle contraddizioni del presente (serie paesaggi).
Prendiamo in prestito una frase di Guelfo Civinini, scrittore saggista e poeta, per introdurre l’operare di Battaglio “All’arte si richiede qualche cosa che parli il linguaggio complicato e vario dei sentimenti, che resusciti l’emozione di cui viviamo, le immagini che accumuliamo nel nostro spirito, l’artista deve, con la sua opera, far sorgere una delle tante significazioni che le nostre anime trovano nell’osservazione quotidiana della realtà”.
Abbiamo detto “serie occhi naviganti” ed infatti vediamo queste grandi pupille proiettate nell’universo tra sinfonie geometriche, un viaggio che l’uomo si propone per andare verso lontani pensieri, l’eternazione dell’esistenza, addendi filosofici per giustificare i rapporti colore-spazio in una continua iterazione di memorie e soprattutto di attese come se l’umanità volesse recarsi oltre i limiti della conoscenza per accumulare altri motivi di sapere, per quietare i tanti interrogativi della vita. Riflessioni del pittore ma pure proposte per chi guarda, non esistono limiti alla fantasia, ognuno può immaginare per trarre personali soluzioni. Pittura d’urto e di forza, stacchi di tono, linee divergenti e convergenti, luci ed ombre e sempre gli occhi inquisitori tra incredulità e attese.
Poi i “paesaggi”, meglio dire ipotesi paesaggistiche sublimate da nodose piante di tanti colori, gestite dalla notte non buia eppure tentatrice di soliloqui nel riposo.
Piante che spingono a stimoli ambigui, troneggianti su terreni chiazzati di cromie che potrebbero essere fiori, ed ancora spazialità di fondo. Dario Battaglio riesce ad esprimere la fisionomia del sentire attraverso questi alberi, cogliendone i tratti dominanti di una data realtà poiché la formulazione dei simboli corrisponde ad un processo riduttivo del vero per farlo divenire comunicazione essenziale. Anche in questa serie Dario Battaglio forza la cromia, la esalta e la controlla, la libera e la costringe entro la grafia, ideale contenitore di espressività.
Il pittore (impegnato seriamente da dieci anni), propone una partenza di tutto rispetto, le difficoltà semantiche delle sue opere non lo disturbano, intende dialogare sul filo del paradosso per la strada del simbolo, una via diretta verso l’essenzialità, con gli occhi naviganti per sviscerare misteri e con le piante per sentirsi ancora sulla terra.
Vittorio Bottino
Molti e vari sono i modi di esordire sulla scena dall’arte: c’è chi, e si tratta forse dei più, decide di proporre ciò che ha imparato nel corso degli studi presso il liceo artistico o l’accademia, o tramite l’insegnamento privato: in questi casi, generalmente il nuovo pittore si scosta poco dai precedenti che ha appreso, comprensibilmente desiderando percorrere, almeno nelle prime uscite pubbliche, un cammino certo e sicuro, che già è sufficiente l’ansia della prima volta a complicare tutto;
E c’è anche chi, pur altrettanto espressivo, decide che ha qualche cosa di suo da dire, subito, senza porre tempo in mezzo. Via, allora, timori e tentennamenti, ed ecco sulla tela il pittore e il suo sentire, senza mediazioni e senza veli.
E’ questo il caso di Battaglio Dario trentaseienne pittore nativo di Piobesi d’Alba, oggi definitivamente trapiantato a Moncalieri, dove vive e lavora. Accostatosi alla pittura all’inizio degli anni Ottanta, prima come autodidatta e poi come allievo di Longo Marco e Carlo Giaccone, Battaglio è alla sua prima personale allestita sino al 15 giugno presso la galleria “Arti visive 78”, via M.Vittoria 26.
Due sono le tematiche narrative fondamentali sviluppate da Battaglio in questa mostra: gli occhi naviganti ed i paesaggi notturni, che si alternano in una ventina di smalti su tela e tavola.
Gli occhi: sono uno o due o più, asimmetrici, intersecati ma non percorsi da reticoli e studiati grovigli di linee nere tesi a scandire lo spazio pittorico, una teoria cromatica vivace, fatta di piccole esplosioni fantasmagoriche di colore su un fondo violetto che ridonda di quadro in quadro qualunque sia il soggetto.
Gli occhi sono quelli del pittore che guarda la vita intorno a sé, e da essa è guardato; sono i testimoni muti ma eloquenti di due vite, quella dell’artista e quella fuori di lui, e loro punto di incontro. Sono lo sguardo dell’Uomo che vede Dio e lo sguardo di Dio che vede l’Uomo.
Tale afflato di cosmica spiritualità Battaglio riprende e sviluppa nella serie di paesaggi notturni.
Sono questi paesaggi alquanto diversi da quelli normalmente proposti, non volendo in essi il pittore riprodurre un luogo o interpretarlo sotto qualsivoglia corrente di pensiero.
Piuttosto egli ne coglie l’aura vitale, l’energia che nei luoghi e nei loro costituenti si sviluppa e da essi si sprigiona.
Ecco allora l’aspetto ectoplasmatico degli alberi, dei cespugli, delle piante, del suolo, che paiono esplosioni di magma ribollente abbacinante di luminosità, con pseudopodi che si protendono nello spazio o tra gli alberi; ecco i vitalissimi geyser di colore variopinto esplodere dal suolo verso l’infinito. Dario Battaglio vive e narra, nelle sue opere, la forza vitale che permea di sé l’intero universo, ripercorrendo le tappe millenarie del mito e della storia dell’umanità.
Giovanni Ferro
La ricerca di Dario Battaglio si arricchisce di una serie notevole di sfumature.
L’artista oggi più maturo e “tecnico” propone una serie di lavori che possono ben essere considerati l’evoluzione di quelli di una decina d’anni or sono ma, a questi, affianca nuove ricerche tecniche e stilistiche e nuove sperimentazioni. Ecco dunque che iniziamo a comparire alcune figure ed alcuni “ritratti”. Si tratta di elaborazioni di elementi oggettivi in chiave soggettiva, tesi alla ricerca dell’espressione di un sentimento o di un’emozione i volti si propongono come pretesti, colori, maschere intense ed attraenti. Gli alberi si fanno paesaggio. Il colore fugge e lascia spazio alle ombre per andare a rifugiarsi negli occhi che sono, con il trascorrere del tempo, divenuti sempre più penetranti e profondi.
All’attività pittorica si affianca poi quella di scultore ed ecco che il modellato prende vita e si carica anch’esso di simbolismo per le opere di un artista in perenne crescita e ricerca di una propria personale individualità.
Carlo Accossato
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